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Sostegno psicologico

Un cammino che unisce ascolto, competenza ed evidenze scientifiche per crescere e ritrovare equilibrio

Avrete forse notato che ho scelto delle foto di montagna a completamento delle pagine del mio sito, e il motivo non riguarda solo il mio amore per la montagna. Ho scelto quelle immagini perché la vita – e anche il percorso di sostegno psicologico – somigliano spesso a un sentiero di montagna.
In montagna ci sono tratti pianeggianti, che si percorrono con facilità, ma anche salite più impegnative, curve inattese, rocce da superare o momenti in cui sembra di non vedere la cima. Allo stesso modo, nella vita possiamo incontrare periodi di equilibrio e leggerezza, positività ed entusiasmo, alternati a fasi di difficoltà, ansia o fatica.
Anche il percorso di sostegno psicologico, seguendo l’ottica CBT, assomiglia ad una camminata in montagna. Vediamo quali sono le tappe principali:
l’inizio del percorso
Ogni escursione comincia con una mappa: nella fase di conoscenza e assessment ci prendiamo del tempo per comprendere insieme la tua storia, le difficoltà attuali, il tuo funzionamento e le risorse di cui disponi. Utilizziamo questionari, checklist e colloqui strutturati, in linea con le evidenze scientifiche, per definire al meglio il punto di partenza (Beck, 2011).
Definire la direzione
In montagna è importante sapere dove si vuole arrivare: così, nella CBT, lavoriamo alla definizione degli obiettivi, chiari e condivisi. Questo aiuta a dare senso al cammino e a misurare i progressi lungo la strada. Avere un obiettivo ci permette di non camminare a casaccio e di non perdere la rotta. Anche quando i sentieri si fanno tortuosi e ci sembra di tornare indietro, se abbiamo ben chiaro il percorso che vogliamo intraprendere, riusciamo a non scoraggiarci.
A proposito di scoraggiamento, nel cammino, oltre agli obiettivi, è importante portare con noi i valori. I valori sono un po’ come la bussola interiore del percorso. Se l’obiettivo è la vetta, i valori sono ciò che ci orienta: il senso di ciò che per noi conta davvero, come la cura di sè, la relazione con i propri cari, la crescita personale, l’autonomia o il benessere. Gli obiettivi possono essere raggiunti, possono essere spuntati nella lista delle cose da fare (Turrell e Bell, 2019), oppure possono essere cambiati lungo il percorso, proprio come può capitare di modificare la meta di un’escursione in base alle condizioni meteo o alle energie disponibili; i valori invece restano saldi, come una direzione costante che ci permette di ritrovare la strada anche quando i sentieri si fanno incerti o quando ci sentiamo smarriti.
In questo modo, impegnarsi in un percorso psicologico non significa solo “arrivare in cima”, ma camminare in coerenza con ciò che è davvero importante per noi, rendendo significativo ogni passo, anche quelli più faticosi.
L’alleanza terapeutica
Proprio come una buona guida accompagna il camminatore senza sostituirsi a lui, anche nel colloquio psicologico la relazione terapeutica è centrale ed è basata su fiducia, collaborazione e rispetto reciproco. La ricerca mostra che la qualità dell’alleanza terapeutica è uno dei fattori più predittivi del buon esito del trattamento (Miller e Rose, 2009). 
Camminare insieme
Durante il percorso, esploriamo pensieri, emozioni e comportamenti, imparando nuove strategie per affrontare le difficoltà. La collaborazione attiva è un principio fondamentale: non c’è una terapia “subita”, ma un lavoro svolto insieme. Come sottolineava Carl Rogers, il cliente è l’esperto di sé stesso: conosce in profondità la propria esperienza, le proprie emozioni e la propria storia. Il terapeuta non impone un sentiero predefinito, ma aiuta a esplorare il terreno, a dare senso a ciò che si incontra e a trovare le strategie più efficaci per proseguire. In altre parole, la competenza tecnica del professionista si unisce alla conoscenza personale del cliente, creando un incontro autentico in cui ciascuno porta un contributo indispensabile.
Il camminatore resta sempre il protagonista del viaggio: è lui a fare i passi, a sentire la fatica della salita e a provare soddisfazione alla vista dei panorami. La guida può proporre percorsi, offrire strumenti o suggerire alternative, ma il cammino mantiene il ritmo e il significato che la persona decide di dargli. 
Gli homeworks
Nel percorso di Terapia Cognitivo-Comportamentale, le attività a casa – i cosiddetti homeworks – sono parte integrante del trattamento. Non si tratta di “compiti scolastici”, ma di piccole esperienze guidate da svolgere tra una seduta e l’altra, che aiutano a mettere in pratica quanto appreso.
Come in un sentiero di montagna, dove le tappe intermedie favoriscono la resistenza e permettono di avvicinarsi gradualmente alla meta, gli homeworks rendono possibile trasformare le nuove strategie in abitudini concrete. Possono includere la registrazione dei pensieri e delle emozioni, la sperimentazione di nuove modalità comportamentali o l’allenamento a tecniche di autoregolazione.
Il lavoro a casa inoltre, favorisce non solo l’acquisizione di abilità cognitive e comportamentali, ma anche il senso di autoefficacia e di protagonismo nel proprio cambiamento (Di Pietro, 2019)
Verifica degli obiettivi e follow-up
Ogni escursione prevede delle soste per guardarsi indietro e capire quanta strada è stata fatta. Così, la CBT prevede momenti di verifica dei progressi, per valutare cosa ha funzionato e dove è utile investire nuove energie. Anche quando si raggiunge un obiettivo importante, il cammino non si interrompe di colpo: il follow-up è come una cartina che resta in tasca anche dopo l’escursione, per sapere come orientarsi nei momenti futuri.
Un percorso CBT, dunque, non è una strada già tracciata uguale per tutti, ma un cammino costruito insieme: passo dopo passo, con il supporto della scienza e la forza della collaborazione, fino a ritrovare fiducia, risorse e nuovi orizzonti.

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